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MANOVRA MONTI: I PUNTI CRITICI DEL DECRETO
MANOVRA MONTI: I PUNTI CRITICI DEL DECRETO
06/12/2011

MANOVRA MONTI: I PUNTI CRITICI DEL DECRETO

La manovra del Governo Monti, tanto attesa e invocata da quella stampa e da quei partiti politici che vedevano in Silvio Berlusconi la causa di tutti i mali dell’Italia e dell’Europa, è infine arrivata e per gli italiani, quelli onesti, quelli che pagano le tasse, quelli che rispettano le regole e dichiarano tutti i loro guadagni, saranno dolori. I furbi, invece,… ancora una volta la faranno franca!

La faranno franca gli evasori e la faranno franca i cattivi amministratori che hanno sprecato denaro pubblico e si sono costruiti privilegi e garantito un futuro sicuro alle spalle dei loro cittadini.

Una manovra che da una prima lettura sembra iniqua, che predilige nuove tasse rispetto ai tagli sulla spesa pubblica, nella quale non vi è traccia di meritocrazia e di incentivi allo sviluppo, che innalza l’età pensionabile senza inserire tutele per chi perde il lavoro in età avanzata: è come un aereoplano con un motore potente e pesante ma senza elica… così non vola!

 

Per riflettere insieme, ecco i 5 punti critici del cosiddetto decreto "Salva Italia":


1) L'assoluta mancanza di tagli (veri) alla spesa pubblica:

E' una manovra che sembra dimenticare completamente il male vero del nostro Paese: le inefficienze e gli sprechi. Non ci sono tagli ai costi della burocrazia e della pubblica amministrazione, all'acquisto smisurato di beni e servizi da parte dello Stato e delle amministrazioni locali, agli enti inutili, agli sprechi nella sanità, agli aiuti di Stato che non hanno più senso, ai costi (quelli veri) della politica. Il Paese affonda nei debiti e non si interviene sulla fonte primaria di questo sbilanciamento di costi: la spesa pubblica. Con unica conseguenza che chi ha provocato, provoca e provocherà indecenti sprechi di denaro pubblico continuerà a farlo in assoluta tranquillità;

2) Le tasse come unica soluzione:

Aumento dell'Iva, ritorno dell'Ici, revisione verso l'alto degli estimi catastali, aumento dei bolli e delle accise sulla benzina. Quasi 700 euro a famiglia. Una batosta che verrà pagata dai soliti noti: gli onesti che ormai vengono usati come dei bancomat. E chi non le ha mai pagate? Nulla. E chi, come qualche editore, fa la morale al Paese con i suoi giornali e poi porta il patrimonio all'estero? Niente

3) Una manovra che non premia il merito:

Non viene incentivato il merito e a partire dalle amministrazioni locali, non si vede premiato chi è virtuoso e sa risparmiare e "amministrare" bene il territorio e non si vede sanzionato chi spreca. La manovra, ponendo tutti sullo stesso piano e non riuscendo a colpire chi veramente è stato ed è causa dei mali dell'Italia, trasforma in certezza la percezione che in questo Paese i furbi non pagano mai. Perchè il bravo amministratore che gestisce bene il proprio comune o il proprio ente viene messo sullo stesso livello di chi spreca soldi, crea buchi di bilancio e non sa gestire i fondi pubblici? Perchè se un imprenditore sbaglia
viene espulso dal mercato e fallisce mentre un cattivo amministratore pubblico continua la sua carriera e non risponde dei danni causati?

4) L'assenza di dismissioni del patrimonio pubblico:

Proprietà pubbliche, società ed immobili amministrati dallo Stato. Non dovevano essere venduti? Non si dovevano recuperare soldi per risanare i conti? I proventi potevano essere usati per intervenire almeno in parte sul nostro debito pubblico. E invece nulla...Insomma questa manovra non colpisce i privilegi nè i cattivi amministratori e continua ad essere improntata più sulle tasse che sui tagli

5) L'innalzamento dell'età pensionabile senza l'introduzione di misure adeguate a favore delle imprese e del lavoro:

Elevare l’età pensionabile va bene a patto che contemporaneamente si prevedano misure che favoriscano il reinserimento degli over 50 che perdono il lavoro, che si creino adeguate opportunità per i giovani e si incentivino le assunzioni da parte delle imprese attraverso la riduzione del costo del lavoro. Modificare il sistema delle pensioni, senza adeguare il sistema di welfare e riformare il mercato del lavoro è come montare su un automobile solamente le due ruote sullo stesso lato e aspettarsi che possa funzionare senza le altre due.

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